Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post

8.26.2014

Fall Winter 2014-15 TRENDS #4

Major trend: PEG LEG
Top to bottom, left to right: Byblos, John Galliano, Etro, Barbara Casasola, Creatures of Comfort, Dries van Noten, Creatures of Comfort.

I peg leg trousers (detti anche peg pants) sono pantaloni a vita media o alta, ampi nella zona dei fianchi e con gamba a cono, il cui diametro va diminuendo gradualmente fino ad arrivare alla caviglia, il punto più stretto dell'indumento. La loro origine è antica e tutt'altro che "femminile": quando, infatti, i pantaloni si diffusero al punto da divenire d'uso comune per gli uomini, capi con una silhouette simile agli odierni peg pants fecero il loro ingresso nel guardaroba maschile; le donne, invece, continuarono a vestirsi con capi elaborati e ricchi di stoffa (specialmente nelle zone del seno e del sedere) che donavano loro la cosiddetta forma ad "S". Benché esistessero da molto tempo, i pantaloni peg non costituirono un capo imprescindibile del vestiario di un uomo, almeno non fino al 1908, quando si verificò un significativo cambiamento della Moda per entrambi i sessi. Da allora, infatti, i peg pants divennero estremamente popolari, tanto da indurre un cambiamento per analogia anche nell'abbigliamento femminile: la S-shape venne finalmente abbandonata in favore di abiti che aderissero un po' più naturalmente al corpo delle donne. Purtroppo, però, quella "naturalezza" non era ancora abbastanza. La quantità di stoffa impiegata in un abito era certamente diminuita e la forma fisica di chi lo indossava era più evidente, ma rimanevano grandi forzature, specialmente nei completi femminili e nei vestiti composti da gonne peg. Queste ultime, infatti, prevedevano larghe pieghe e pannelli sapientemente cuciti tra loro in modo da creare un effetto a palloncino nell'area dei fianchi, mentre in basso, nella zona delle caviglie, il diametro della gonna diminuiva drasticamente. Nel 1912, non a caso (e non senza un certo sarcasmo), un sarto commentò uno di questi capi dicendo che, se mai una donna con addosso una peg skirt si fosse trovata in pericolo, per lei non ci sarebbe stata altra maniera di fuggire se non mettendosi a saltellare come un canguro. Successivamente, con l'inizio della Prima Guerra Mondiale, silhouette come quella delle peg skirt finirono nel dimenticatoio quando le donne furono chiamate nelle fabbriche, mentre i peg pants divennero la perfetta tenuta lavorativa.

Da allora in poi, durante tutto il XX sec., i peg trousers riscossero ondate più o meno intense di successo, ma rimasero sempre elementi essenziali del guardaroba sia maschile sia femminile. Anche in passerella, stagione dopo stagione, la loro presenza non si è attestata con grande regolarità, ma di certo i peg pants hanno costituito una vasta fetta di mercato insieme a jeans, chino e pantaloni a sigaretta. E anche se stavolta, per l'Autunno/Inverno 2014-2015, maestri del peg leg come Saint Laurent e Givenchy hanno passato il testimone, straordinari designer come come Dries van Noten e Jade Lai (proprietaria di Creatures of Comfort) lo hanno raccolto con entusiasmo e grande creatività, proponendo modelli peg leg con colori accesi, stampe classiche rivisitate e tessuti pregiati.


Vivì's wishlist: VIONNET

Il lime sta diventando uno dei colori preferiti di Vivì (ricordate il look che aveva indossato nella sua prima avventura a fumetti? Lo trovate QUI), perciò non poteva non includere nella sua wishlist questo completo di Vionnet, che abbina la tonalità vibrante del lime a quella più sobria ed elegante del grigio perla.


Fashion detail: Maxi skirt
Left to right: Agatha Ruiz de la Prada, Stella Jean, Rochas.

Gonne e abiti lunghi fino ai piedi non sono una novità per quanto riguarda la moda estiva, ma stavolta saranno un vero e proprio must have anche per la stagione invernale in arrivo, ma con un twist. Basta con lo chiffon svolazzante e niente più tubini semplici e dritti in misto lana, è il momento di sfoggiare vere e proprio sculture in tessuto, ricche di volume e con silhouette innovative. Agatha Ruiz de la Prada propone una forma ovoidale con lavorazione trapuntata; Chanel Couture predilige invece stampe d'effetto e aggiunta di dettagli pregiati come lunghe piume nere; Stella Jean mescola l'etinico con il casual e gioca abbinando modelli anni '50 a tagli tipici dei tardi anni '90. Rochas, invece, ridefinisce l'eleganza della gonna lunga in broccato aggiungendo guanti in pelle colorata e camicia maschile oversized. Fendi sceglie lunghezze desuete abbellite da cerniere e pannelli in rete; Mary Katrantzou dona nuova vita alla silhouette a sirena, impreziosita da stemmi e sottili strisce decorative di tessuto verticali.



Ogniricciouncapriccio on  FACEBOOK / INSTAGRAM / BLOGLOVIN' / TWITTER

3.11.2013

Pasqua 2013 - Expo alla Rocca Paolina: "IL PANE DELL'AMICIZIA"


Periodicamente la Rocca Paolina di Perugia ospita fiere ed eventi di grande rilevanza o comunque estremamente pittoreschi. Per la Pasqua 2013 l’associazione degli artigiani e del libero ingegno, Farefacendo, ha deciso di organizzare una ricchissima expo intitolata “Il Pane dell’amicizia – artigianato e tradizione della Pasqua perugina”. Gli articoli che verranno esposti in fiera sono frutto di produzioni enogastronomiche di qualità, dei mestieri d’arte, della creatività e dell’artigianato. E se parliamo di creatività c’è solo una persona che non dovrebbe mai mancare: Serena Bifolchi, l’ideatrice del marchio “Il Pizzo Cotto”.
Dal 29 Marzo al 1 Aprile 2013, infatti, Serena vi aspetta alla postazione 55 (proprio all'altezza del quadrivio, a lato della gradinata subito dopo la scala mobile) con tantissime novità e idee regalo per voi e per i vostri cari!




Ecco la pianta con tutte le postazioni numerate. Per ingrandirla, basta cliccarci sopra. Cercate il numero 55!

Serena non sarà sola, troverete infatti anche me alla Rocca Paolina durante i giorni dell’expo ed ecco in anteprima alcune immagini di ciò che potrete provare e acquistare alla sua postazione!


La Rocca Paolina


Fondamentale per la Perugia tardo-medievale fu la famiglia Baglioni.
Le prime testimonianze di questa dinastia risalgono al XIII secolo. La loro provenienza è incerta, ma vengono indicati dal Maturanzio e dall'antica tradizione popolare tra le famiglie di origine germanica che scesero in Italia al seguito dell'imperatore Federico I Barbarossa.
Tra il 1438 e il 1479 la famiglia esercitò su Perugia una signoria “occulta”: Braccio Baglioni, sfruttando la posizione di capitano delle milizie della Santa Sede, esercitò sulla città un’influenza che ne sancì presto la supremazia. In quegli anni Perugia visse un periodo di florida crescita e i Baglioni attuarono una politica di espansione e abbellimento della città, grazie alla quale furono costruite nuove strade e palazzi. Tra il 1429 ed il 1433 venne anche ampliato il Palazzo dei Priori, vennero costruite nuove chiese e cappelle private, ed il mecenatismo dei Baglioni li portò in contatto con artisti come Piero della Francesca, Pinturicchio e Raffaello. Costruirono inoltre un imponente Palazzo signorile (oggi ne rimane solo la parte inglobata nella Rocca Paolina) come loro residenza privata. Alla morte di Braccio, però, seguì un periodo di lotte interne al casato per la conquista della supremazia, culminato nella sanguinaria conosciuta come le “Nozze Rosse” del 14 Luglio 1500. Per fermare le uccisioni, fu determinante l’intervento della Chiesa, che cercò di intervenire negli affari della famiglia ricorrendo persino a fatti di sangue. Qualche anno dopo Ridolfo Baglioni affrontò il potere della Chiesa cacciando il legato pontificio, ma verrà poi sconfitto dalle milizie papali guidate dal Farnese. Privato dei propri privilegi e dei proprio soldati, Ridolfo dovette abbandonare la città sancendo la fine della signoria perugina. La residenza di Braccio fu abbattuta nel 1540 per far posto alla fortezza costruita da Antonio da Sangallo il Giovane su richiesta del papa Paolo III.


Perugia, nel XV sec., era una città florida e, grazie a un trattato del 1431, poteva comprare il sale da chiunque a un prezzo modico. Quando, all'inizio del 1540, Paolo III impose di acquistare il sale dalle saline pontificie al doppio del suo costo, i cittadini lo lessero come un tentativo per riaffermare la propria autorità sulla città, sul contado e, soprattutto, sull’economia della zona.
L'inasprimento era giustificato, secondo il papato, dalle spese che la sede apostolica doveva sostenere per la lotta contro gli eretici, le sette luterane ed i turchi, ma i perugini la pensavano molto diversamente, perciò tentarono di aggirare il problema eliminando addirittura il sale dalla produzione del pane (ancora oggi infatti una delle qualità di pane più diffuso nel perugino è il cosiddetto “filone sciapo”). Le trattative con le autorità pontificie, invece, non approdando però a nessun accordo
I perugini nominarono allora venticinque cittadini “difensori di giustizia de la città” e li incaricarono di governare ed organizzare la resistenza all'autorità papale. Il compito dei Venticinque si mostrò subito arduo perché era “molto duro il sostentare le guerre con li denari e beni propri e privati”. Mancava inoltre un condottiero a cui affidare la resistenza militare, perciò la scelta ricadde sui Baglioni superstiti. E fu la guerra.
Nella notte del 5 Aprile 1540, la città innalzò un crocifisso ligneo sulla porta della Cattedrale di S. Lorenzo e simbolicamente si pose sotto la sua protezione. I perugini proclamarono che il crocifisso sarebbe stato rimosso solo dopo che avessero ottenuto giustizia ma esso è tutt’ora al suo posto.
L'incontro tra le due parti avvenne il 3 Giugno 1540 nel monastero di Monteluce e si concluse con l'accordo che Ridolfo e le sue truppe avrebbero lasciato la città mentre il Farnese vi avrebbe avuto accesso a condizione di non modificarne lo stato. Il 5 Giugno, però, con l'ingresso di Pier Luigi Farnese, la città perse il dominio sul contado.
Al posto dei Priori vennero eletti venti “Conservatori dell'ecclesiastica obedienza” e Perugia perse definitivamente gli ultimi resti della sua indipendenza.
In un clima di smarrimento e paura avvenne il pentimento della città, che il 25 Giugno inviò presso il Papa venticinque ambasciatori per chiedere il perdono.
Le autorità pontificie intanto si accordarono con l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane – appartenente alla scuola bramantesca di Roma – per il progetto di un palazzo fortificato sull'area del Colle Landone.
A seguito di questi sviluppi, la Guerra del Sale assunse nella tradizione il significato di “gloriosa ribellione” della cittadinanza contro il Papa, significato che è andato al di là della reale portata storica degli eventi. La guerra fu senz'altro la causa immediata che portò alla costruzione della Rocca Paolina, ma non la sola. Già dal 1537, infatti, il Papa aveva pensato per la prima volta di edificare sull’area espropriata ai Baglioni un presidio militare, affidandone la progettazione al colonnello Pier Francesco Fiorenzuoli da Viterbo.
Secondo recenti interpretazioni il progetto iniziale, affidato ad Antonio da Sangallo, traduceva negli schemi dell'architettura militare dell'epoca la duplice esigenza di forte e di palazzo fortificato.
I1 progetto definitivo, comunque, prevedeva l'edificazione di due elementi: la rocca vera e propria (che sarebbe sorta a valle, verso le mura di Santa Giuliana) e il palazzo fortificato (che sarebbe sorto sulla sommità del Colle Landone ed avrebbe incorporato le case dei Baglioni).
La scelta era dettata non soltanto dal fatto che in città non c’era luogo più comodo di quello, ma anche per affermare l'autorità pontificia sulla cittadinanza e annientare i Baglioni togliendo “loro il nido, acciocchè per lo innanzi Perugia non si governasse a loro talento”.
Il 28 Giugno 1540 si iniziarono ad abbattere i primi edifici. In agosto poi un provvedimento ordinò la demolizione delle case dei Venticinque ad opera degli stessi abitanti di Perugia.
Tutti dovettero partecipare ai lavori e l’8 Novembre, con una pomposa cerimonia presieduta da Monsignor della Barba, venne posta la prima pietra della Rocca.
Alla fine dell'anno 1541 il Sangallo riteneva quasi compiuta la sua opera (pensava già alla scritta dedicatoria da mettere sul portone del nuovo palazzo fortificato), ma il lavoro subì un netto cambiamento che ne alterò la natura benché le fonti non ne riportino testimonianze chiare.
La costruzione, così, si riorganizzò diversamente sui due nuclei già avviati:
- la parte bassa, quella che doveva essere il forte vero e proprio (per anni si continuerà a chiamare il mastio) diventò la “tenaglia”, con dimensioni molto ridotte e diverse rispetto al progetto originario;
- l’edificio principale assunse una forma quadrangolare con al centro il mastio della fortezza. Le altezze delle mura furono aumentate considerevolmente e molte aree, preservate da Sangallo, vennero ricoperte da robuste volte. Le nove porte d'accesso previste furono chiuse lasciandone una soltanto, lungo la facciata principale. La Porta Marzia venne smontata ed il suo arco rimurato sul bastione di levante.
Nel 1542 Antonio da Sangallo si allontanò dalla città in polemica con quanti avevano alterato la natura del suo progetto. Nel Marzo dello stesso anno giunse a Perugia il nuovo legato pontificio Cardinale di Rimini. Numerosi altri personaggi, soprattutto militari, si alternarono alla guida dei lavori: all'architetto perugino Galeazzo Alessi (1512-1572) fu dato l'incarico di sistemare la parte residenziale, adattando le sale del palazzo di Gentile Baglioni, completando gli appartamenti del castellano e costruendo una loggia.
La realizzazione della struttura, ridisegnata secondo il volere dei progettisti del Papa, determinò perdite sempre più rilevanti di patrimonio architettonico nella città, arrivando anche all'abbattimento dei fabbricati situati nelle aree non direttamente interessate dalla fortezza.
Il deturpamento non finì in breve tempo e lo dimostra il fatto che nel 1543 fu demolita la chiesa di Santa Maria dei Servi e la porta etrusca del Sole. Nel 1545 fu poi ordinato l'abbattimento del campanile di San Domenico poiché ostacolava il tiro dei cannoni di cui la fortezza era dotata, e per evitare che i perugini dalla cima potessero effettuare dei controlli all'interno della rocca. Le mura del campanile erano così solide che in una giornata a malapena ciascun guastatore riusciva a togliere quattro o cinque pietre. I lavori vennero sospesi con la morte del Papa e, da allora, il campanile è rimasto mozzato, con la forma che ancor oggi si può vedere.


Nel corso dei secoli, i perugini tentarono ripetutamente di abbattere quel simbolo così odioso e nel XIX sec. fu avviata una vera e propria demolizione ai danni della Rocca Paolina ma nel 1849, con la restaurazione del governo pontificio, cessarono le demolizioni.
Quando Perugia venne annessa al Regno d’Italia, la fortezza passò dal Governo italiano al Municipio della città. I1 decreto del 15 Ottobre 1860 emanato dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, Regio commissario generale straordinario, diceva: “a perpetuo ammaestramento dei Governi che fondano la loro autorità sulla forza e sulla violenza, decreta: la Fortezza è data in libera proprietà al Comune”.
Il 17 dicembre 1860 il Consiglio comunale autorizzò la definitiva demolizione per togliere dinnanzi agli occhi un monumento di cotante ingrate ricordanze, proponendo però che alcuni spazi venissero salvaguardati e destinati a magazzini.
 Per tutto il decennio in città si lavorò alle demolizioni e si discusse sulle ipotesi di risistemazione dell'area, senza raggiungere un risultato definitivo. Nel frattempo la zona veniva lasciata in stato di desolante abbandono. Nel 1867 venne infine approvato un progetto di sistemazione curato da Alessandro Arienti, ingegnere capo comunale.
Nello spazio dell'ex fortezza venne edificato il palazzo del Governo (attuale palazzo della Provincia), furono creati i giardini Carducci e venne autorizzata la costruzione di edifici privati e fu aperta una nuova strada (viale Indipendenza).
Così si chiuse un lungo capitolo della storia urbanistica perugina.
Nel 1931 il Comune di Perugia iniziò il recupero di alcuni spazi interni della Rocca, sotto la direzione dell'architetto Pietro Angelini. I lavori proseguirono a fasi alterne fino a che, nei primi anni ’80, il Comune e la Provincia di Perugia resero agibile quasi tutta parte dei sotterranei della Rocca, con la realizzazione del percorso pedonale meccanizzato e del Centro Espositivo.




La Rocca Paolina nel 1820.



7.31.2012

Fall 2012/2013 trend: à la Garçonne

Da sinistra a destra: Hermés, Jean Paul Gaultier, Max Mara, Donna Karan, Viktor&Rolf.

Negli anni ’20 del Novecento, lo stile “à la Garçonne” fece il suo esplosivo ingresso nel mondo della moda, rivoluzionando definitivamente il modo di vestire delle donne francesi e – successivamente – della popolazione femminile mondiale.


6.18.2012

The Divine Invasion on Dazed & Confused


Elza Luijendijk, styled by Robbie Spencer, poses in front of Ben Toms’ lens for Dazed&Confused while her stunning face is surrounded by beautiful butterflies from different species. She’s wearing sculptural and metallic embroidered garments from labels such as Christopher Kane, Haider Ackermann, Yohji Yamamoto (I love that white cotton jacket of the first picture), Chanel and the inevitable – if we are talking about butterflies – Alexander McQueen (pictures no.5 and 6).


If what you’re looking for is breathtaking editorial, you can play it safe choosing butterflies! But why are they so evocative and attractive?


6.01.2012

Art through Fashion: Gustav Klimt / L'Arte attraverso la Moda: Gustav Klimt

Al di là degli avvenimenti che, nel febbraio dell’anno scorso, hanno portato John Galliano ad essere estromesso dal ruolo di direttore creativo che ricopriva fin dal 1996 presso Dior, è innegabile che alcune delle collezioni da lui disegnate per la Maison francese siano rimaste ben impresse nell’immaginario collettivo di addetti ai lavori, fashion lovers e persino dei “profani” sia per l’originalità dei modelli e l’impeccabile fattura, sia per la suggestività dei motivi decorativi e la straordinaria commistione di arte e moda.
Ed è alla collezione Haute Couture Spring 2008 che si deve fare un salto indietro per trovare uno degli esempi più significativi di questa commistione: prendendo le mosse dalla figura di Virginie Amélie Avegno Gautreau (meglio nota come Madame X, la giovane socialite che, divenuta famosa nell’alta società parigina per la sua avvenenza e per gli scandali amorosi che la riguardarono, fu ritratta da John Singer Sargent nel 1884) e aggiungendo pettinature eccessive, decorazioni opulente e ricercate, gioielli ispirati alla tradizione orafa e abiti voluminosi mutuati dai capolavori pittorici di Gustav Klimt, Galliano ha realizzato uno show e una collezione decisamente sopra le righe.
In essi, la sua musa ispiratrice (personificata da modelle ancheggianti sopra tacchi vertiginosi, ammantate in tessuti sgargianti e truccate con foglie d'oro) si è spogliata degli elementi che l’avrebbero confinata nel solo Ottocento per abbracciare un’allure dal sapore Sixties eppure senza tempo, rispecchiando perfettamente la natura di donna libera, audace, capace di vedere oltre la propria epoca che l'aveva contraddistinta.

A sinistra: Madame X di John Singer Sargent (1884, olio su tela, 234.95 × 109.86 cm, Manhattan, Metropolitan Museum of Art).
A destra: uno dei modelli presentati da John Galliano per la sfilata Haute Couture di Dior per la Primavera 2008.


3.18.2012

Art through Music: Somebody that I used to know



At first I thought it was Sting, but then I discovered that the song “Somebody that I used to know” was sung by Gotye (derived from "Gaultier", the French equivalent of Wouter/Walter) which is the stage name of Wouter "Wally" de Backer, a Belgian born, Australian emerging artist, multi-instrumental musician and singer-songwriter. He is really good and I think his song is great, but the thing that struck me the most was the video: extremely artistic (without being trash – a trait that nowadays enshrouds the whole music world, or, to be precise, the whole music video world) and really well done. The one thing I appreciate the most was the trompe l’œil technique combined with body painting.


Ad un primo ascolto ho creduto fosse Sting, ma poi ho scoperto che la canzone “Somebody that I used to know” (che trovo bellissima) era cantata da Gotye, nome d'arte (derivato da "Gaultier", corrispettivo francese di Wouter/Gualtiero) di Wouter "Wally" de Backer, un artista emergente (musicista polistrumentista e cantautore) belga naturalizzato australiano, davvero molto bravo. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato il video: estremamente artistico (senza però la vena trash che oggi sembra permeare tutto il mondo della musica, o meglio dei video musicali) e ben realizzato. Ho apprezzato particolarmente l’uso della tecnica del trompe l’œil unita al body painting.

Detail of a figs basket / Dettaglio di una cesta di fichi
Villa Oplontis (Torre Annunziata, Napoli)
I century B.C. / I secolo a.C.
Detail of a decorated wall / Dettaglio di una parete decorata
Villa dei Misteri (Pompei)
I century B.C. / I secolo a.C.
Details of Phannius Synistor House / Dettagli della Villa di Fannius Sinistor
Boscoreale (Napoli)
I century B.C. / I secolo a.C.

Despite all the most ancient attestations going back to Classic period, the term which could qualify this technique was born in France only in the Nineteenth century. Trompe l’œil, indeed, literally means “fooling an eye” and it indicates the pictorial representation whose aim is to mislead human perception through mimesis of reality (which is not that easy because of the two-dimensional nature of the pictorial bearing).


Benché le prime attestazioni di questa tecnica risalgano al mondo classico romano, l’espressione che potesse qualificarla, appunto “trompe l’œil” (lett. “ingannare l’occhio”), nacque in Francia solo agli inizi dell’Ottocento ed indica quella rappresentazione pittorica il cui fine ultimo è l’inganno dell’umana percezione attraverso la mimesi del vero, resa ben poco agevole dalla natura bidimensionale del supporto pittorico.


3.03.2012

Fashion through Art: Mademoiselle Rivière / La Moda attraverso l'Arte: Mademoiselle Rivière

Mademoiselle Rivière Jean-Auguste-Dominique Ingres
Oil on canvas / Olio su tela
cm 116 x 90
Paris, Musée du Louvre
1805

Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780 – 1867) was from a middle-class backgrouns and, after being educated at Tolosa, he moved to Paris in 1797 where he had the chance to study at David’s atelier. In 1801, when he was just 21 years old, Ingres won the Prix de Rome and thanks to it he had the chance to visit Italy for a short span of time. But then he decided to stay where he was for over 25 years, 4 of them spent in Florence. Back in France, in 1825, he was elected member of the Academy of Fine Arts where he became professor in 1829. Between 1834 and 1841 he sojourned again in Italy, precisely in Rome, in some kind of voluntary exile sprung from the several criticisms he received. When he came back to France, he didn’t had the success he deserved, probably because of his passion for italian Rinascimento. Ingres, contrary to what people wanted to see in his works of art, got ahead of the Romanticism and that’s why his Universal Exposition in 1855 did not succeed. In 1862 Ingres was nominated Senator and, few months after his death, occurred in 1867 in Paris, he was paid a tribute with a huge art exhibition of his works.

Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780 – 1867) nacque da una famiglia borghese e, dopo aver compiuto i primi studi a Tolosa, si trasferì nel 1797 a Parigi, dove ebbe l’opportunità di studiare presso l’atelièr di David. Nel 1801, a soli ventun anni, vinse il Prix de Rome, grazie al quale poté recarsi in Italia per un soggiorno finalizzato ai suoi studi che si protrasse ben più del dovuto: vi rimase infatti venticinque anni, quattro dei quali trascorsi a Firenze. Tornato in Francia, nel 1825, fu eletto membro dell’Accademia delle Belle Arti, divenendone professore nel 1829. Tra il 1834 e il 1841, soggiornò nuovamente in Italia, precisamente a Roma, in una sorta di esilio volontario nato come reazione alle varie critiche che gli vennero rivolte. Tornato poi in Francia, non ebbe subito fortuna, forse per la sua passione per il Rinascimento italiano. Ingres, contrariamente ai desideri del pubblico del’epoca, scavalcò il Romanticismo e la sua mostra sull’Esposizione Universale del 1855 lo dimostra. Nel 1862 fu eletto senatore. E, poco dopo la sua morte, avvenuta a Parigi nel 1867, fu onorato con una mostra di molte centinaia di opere.

2.25.2012

Fashion through Art: Arnolfini Portrait / La Moda attraverso l'Arte: I coniugi Arnolfini

Arnolfini Portrait / I coniugi Arnolfini  Jan van Eyck
Oil /Olio su tavola
cm 81,8 x 59,7
London, National Gallery
1434

Jan van Eyck is thought to have been born close to 1390, most likely in Maastricht. He was a Flemish painter who carried diplomatic services out. In 1425, Philip The Good, Duke of Burgundy, whose properties included Maastricht, named him court painter and valet de chambre. Thanks to his diplomatic tasks, van Eyck was able to travel a lot and he also visited Italy. All those journeys increased his cultural and artistic knowledge.
Many of his regular commissioners were rich merchants and bankers, the ones who improved Flemish economical level. Among them, there was Giovanni Arnolfini, who arrived from Lucca to Bruges in 1420.

Jan van Eyck nacque tra il 1390 e il 1400, plausibilmente a Maastricht. Fu un pittore di corte che associò all’attività artistica importanti incarichi diplomatici. Nel 1425 infatti fu nominato pittore di corte e valet de chambre dal Duca di Borgogna, Filippo il Buono, i cui possedimenti dell’epoca comprendevano anche Maastricht. Grazie ai ruoli assegnatigli, van Eyck poté compiere numerosi viaggi, forse anche in Italia, che lo arricchirono culturalmente e artisticamente.
I suoi committenti più affezionati furono soprattutto i ricchi mercanti e banchieri che avevano contribuito a portare le Fiandre ad un livello di sviluppo economico senza precedenti. Fra questi, c’era anche Giovanni Arnolfini, trasferitosi per lavoro da Lucca a Bruges nel 1420.

1.05.2012

Get this blog started! - Ogni riccio un capriccio!

Ogni riccio un capriccio” is an Italian saying and it’s referred to curly-headed people: we (yes, I’ve curly hair too) are supposed to have one whim for each curl (even though the link between whims and curls has never been scientifically proven)… That’s why I choose it for the blog’s title: I would like to talk about everything I like, without a specific topic to follow. Actually, there is still going to be a sort of common thread: the Art.
Since I've varied interests, one thing that attracts me the most is the Art of Fashion: not just fashion garments made by famous designers (everybody knows that many of them can create not only clothes, but also sculptural works of art) but also its craftsmanship dimension (that lot of people don’t know or don’t care about). I mean, I really appreciate the work of those who model and craft leather or other materials to create unique pieces without industrial technique and I would like to give prominence to them!
The Art of Good Food (and good restaurants): eating is a tradition or a way of life for Italian people - they are obsessed with food! I live in Umbria (called “Italy’s green heart”), where people worship good cuisine and trust me when I say I’m obsessed with meat, pasta, chocolate and cakes! ;)
Figurative Arts: they always fascinated me and being for 5 years what we call a “Cicerone” (a sort of unpaid tourist guide) helped me a lot to develop my love for Arts!
The Art of Literature, both prose work and poetry.
Make-up Art (I’m still not that skilled yet, but I’m improving myself), Nail Art, the Art of Music, the Art of Photography and every other kind of Art.
Hope you enjoy!
(And excuse me if there are some mistakes! I do love English language but I’m still not that good at it, therefore I welcome any advice that you can give me!)
Virna
Immagine: Versace Atelier 2010

Traduzione:
Ogni riccio un capriccio”.
Ho scelto questo modo di dire come titolo per il blog non solo perché effettivamente i miei capelli sono ricci, ma anche perché non volevo fossilizzarmi solo su uno specifico argomento o un’unica tipologia di blog: preferisco spaziare, parlando di tutto ciò che mi piace. A dire il vero, però, ci sarà comunque una specie di filo rosso che cercherà di legare i miei post: l’Arte.
Tra i vari interessi che ho, una delle cose che più di tutte mi attrae è l’Arte della Moda: non solo quella dei grandi stilisti, capaci di creare abiti così scultorei ed evocativi da essere definiti di diritto vere e proprie opere d’arte, ma anche la moda artigianale, spesso sconosciuta o trascurata. Apprezzo infatti molto chi, al giorno d’oggi, modella e realizza a mano oggetti unici, senza ricorrere a tecniche industriali.
L’Arte del buon Cibo (e dei buoni ristoranti): mangiare per gli italiani è una tradizione, se non proprio un modo di vivere – sono fissati col cibo! Io abito in Umbria (il “cuore verde” dell’Italia), dove al cibo è riservato un vero e proprio culto, quindi credetemi quando dico che sono letteralmente ossessionata da carne, pasta, cioccolato e torte di qualsivoglia genere! ;)
Le Arti figurative, poi, mi hanno sempre affascinata e aver fatto da Cicerone per 5 anni mi ha aiutato molto a far crescere questa mia passione.
L’Arte della Letteratura, sia in prosa che in poesia.
L’Arte del Make-up (nella quale devo ancora migliorare), la Nail Art, l’Arte della Musica, l’Arte della Fotografia e ogni altro genere di Arte!
Buona lettura!

Virna

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...