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7.18.2012

Giuseppe Ungaretti - In memoria

Giuseppe Ungaretti (a destra) nel 1918, dentro una trincea.
            Si chiamava
Moammed Sceab

            Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria

              Amò la Francia
e mutò nome

            Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascoltava la cantilena
del Corano
gustando un caffè

              E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

            L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa

      Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una decomposta fiera

               E forse io solo
so ancora
che visse

Locvizza il 30 settembre 1916 [1]


La poesia ricorda Moammed Sceab, l’amico libanese di Ungaretti, conosciuto ad Alessandria d’Egitto e con cui il poeta fin da subito instaurò un intenso sodalizio personale, fatto soprattutto di discussioni politiche e letterarie. Come scrive lo stesso Ungaretti: “Era un ragazzo dalle idee chiare e prediligeva Baudelaire. L’altro suo autore era Nietzsche, che lo aveva addirittura soggiogato; io rimanevo fedele a Mallarmé e Leopardi”. Nel 1912 si trasferirono entrambi a Parigi, dove condivisero la difficile condizione dell’emigrato in terra straniera. Moammed si suicida nell’estate del 1913 e questa lirica ne celebra la memoria (come lo stesso titolo sta ad indicare). Riferimenti all’amico compaiono anche in altri testi ungarettiani legati alle varie fasi dell’Allegria, come in Chiaroscuro: “Mi è venuto a ritrovare / il mio compagno arabo / che s’è ucciso l’altra sera”; e nella poesia scritta in francese Roman Cinéma, dove Sceab viene descritto come un re che non poté sopravvivere in Occidente. La poesia In memoria apriva il Porto sepolto fin dall’edizione del 1916, dove fungeva da dedica premessa al volume. Con alcune varianti (intese soprattutto ad accentuare lo stile epigrafico e funerario) passò nella raccolta maggiore a partire dall’edizione del 1919. Qui, all’interno della sezione Il porto sepolto, la poesia In memoria è in rapporto di parallelismo con il testo conclusivo, intitolato Poesia, ugualmente indirizzato ad un amico del poeta, Ettore Serra.




1.09.2012

Curvy Pin-Ups

George Petty (1894 – 1975) wasn't a particularly good student in high school but his artistic bent turned out to be extraordinary.  He spent a lot of time attending extracurricular activities (such as evening classes at Chicago Academy of Fine Arts) instead of doing his homework. After he school graduated, he studied Art at the Académie Julian until 1916, when WWI forced all Americans to come back home. Petty returned to Chicago and worked, thanks to his father (who had previously taught him how to use an airbrush), for a local painting company as an airbrush retoucher. In few years he was able to establish himself as a freelance artist and, in 1926, he opened his own studio. Petty became preeminently known for “Petty Girls”, a series of pin-up paintings done for Esquire (a men’s magazine founded in 1932 and published in the U.S.) from 1933 until 1956.
His amazingly airbrushed pin-ups were winking girls with sexy poses and longer legs than those of his actual models.
During the 30s, the 40s and the 50s, pin-up photos often appeared on magazines, newspapers, postcards or chromolithographs, but especially on calendars (which are just supposed to be “pinned-up” everywhere you want).
George Petty’s Curvy Pin-ups (the ones I fell in love with at first sight on the net) featured in 1947 calendar (my favourite one is from October).

Hope you like them as much as I do!

Virna



Traduzione:

George Petty (1894 – 1975) non fu uno studente particolarmente diligente a scuola, ma la sua inclinazione all’Arte emerse ben presto e Petty dimostrò un talento straordinario. Molto del suo tempo infatti lo impiegò partecipando ad attività extrascolastiche (come ad esempio i corsi serali all’Accademia di Belle Arti di Chicago), invece che per dedicarsi ai compiti assegnategli. Dopo essersi diplomato, studiò Arte all’Académie Julian fino al 1916, anno in cui la Prima Guerra Mondiale costrinse tutti gli americani a far ritorno in patria.
Petty ritornò a Chicago dove trovò facilmente lavoro in un’azienda locale, grazie alla padronanza dell’aerografo che il padre gli aveva permesso di acquisire anni prima. In breve tempo, Petty riuscì ad imporsi come artista freelance e, nel 1926, aprì un suo studio autonomo.
Egli divenne principalmente famoso per le “Petty Girls”, una serie di opere raffiguranti pin-ups che realizzò per Esquire (una rivista maschile fondata nel 1932 e pubblicata negli Stati Uniti) tra il 1933 e il 1956.
Le sue pin-ups, sapientemente aerografate, erano ragazze ammiccanti raffigurate in pose sexy e con gambe più lunghe di quanto non fossero quelle delle sue modelle in carne ed ossa.
Durante gli anni ’30, ’40 e ’50 le immagini di pin-ups potevano facilmente essere reperite in riviste, quotidiani, cartoline o cromolitografie, ma la forma più diffusa era quella del calendario (un oggetto che, dovendo essere appeso – in inglese “pinned up” – rispecchiava l’etimologia e le origini del termine “pin-up”).
Le “Curvy Pin-ups” di George Petty (o, per lo meno, quelle di cui io mi sono innamorata a prima vista sulla rete) comparirono proprio nel calendario del 1947 (la mia preferita è quella di Ottobre).

Spero vi piacciano tanto quanto sono piaciute a me!

Virna


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