Una veduta della Scarzuola. Foto di Virna Gambini
Appena sotto Montegiove (Montegabbione, TR, in Umbria), seguendo l’indicazione di un cartello stradale non troppo in vista, si lascia la strada statale per proseguire su uno stretto sterrato, lungo il quale si incontrano gli esempi più tipici (ma pur sempre dotati di una bellezza mai banale) del paesaggio italiano: cipressi svettanti e alberi le cui chiome si intrecciano a creare una fresca e piacevole arcata verde, muri di cinta abbandonati e ormai diroccati, piccoli infossamenti del terreno ai lati della strada dovuti all’azione degli agenti atmosferici e leggeri vortici di quella polvere bianca immancabile nelle vie di campagna.
Durante il viaggio si intravede in lontananza la Scarzuola, una screziatura rossastra tra le diverse tonalità di verde. Ma la visione dura solo un brevissimo istante, poiché essa subito viene riassorbita dalle custodi arboree che la schermano.
Al culmine di una breve salita leggermente più ripida dei tratti precedenti, un ampio prato, lasciato crescere selvaggiamente ma addolcito da un tappeto di tenere margherite, si apre poi alla vista, segnalando il raggiungimento della destinazione.
L’antico convento è nascosto da un’austera parete muraria, ma appena si valica la soglia della grande porta lignea, si avverte immediatamente una forte aura mistica (forse perché il primo elemento a fare la sua trionfale comparsa è proprio la chiesa) e la naturale consapevolezza di far parte di un paesaggio totalmente differente da quelli fino ad ora incontrati.
L'entrata della Scarzuola. Foto di Virna Gambini
All’interno della chiesa, si snodano quattro cappelle affrescate (dedicate a San Francesco Stimmatizzato, a San Carlo Borromeo, all’Immacolata e a San Pasquale Baylon) da cui si accede all’antico Oratorio del Nostro Serafico Padre. Infine vi si trova la Cappella dell’Altar Maggiore, in cui è contenuto uno splendido Coro cinquecentesco, dietro il quale è stato rinvenuto uno dei più antichi affreschi su San Francesco in estasi, datato attorno alla metà del XIII sec.
Superati gli edifici principali e quelli minori del convento, i giardini segreti, i sentieri ombrosi e le volte di rampicanti, si apre inaspettato uno spettacolo inedito e mozzafiato: edifici di epoche diverse fusi insieme in un’eleganza atemporale, disegni dorati e scintillanti, un verde diffuso e un grande occhio scrutatore che compongono una città magica.
La città ideale di Tomaso Buzzi, la Scarzuola: troppo piccola per essere reale, troppo grande per essere una riproduzione in miniatura. Ma di lei parlerò solo prossimamente. Chi ci interessa è ora San Francesco d'Assisi.