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5.02.2014

Vivì's Adventures #1

Ed ecco a voi la prima avventura di Vivì, alle prese con il bagaglio da portare con sé per uno weekend fuori città insieme all'amica Janet. Non è che un piccolo assaggio, per presentarvi la protagonista del nuovo fumetto targato Ogniricciouncapriccio!

Buona visione! ♥


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L'outfit indossato da Vivì in questo episodio:

Blusa stampata: Zara || Gonna a ruota: FrontRowShop || Tronchetti open toe: Asos.



Per vedere le avventure di Vivì nel loro formato originale (più grande e più agevole da leggere) aprite in una nuova finestra le immagini qui sotto!

1.  2.



A presto, con nuovi outfit ispirati ai trend di stagione e nuove avventure!

10.01.2013

Postcards from Paradise #3

Capoliveri, Isola d'Elba.
I was wearing: Stradivarius denim dress || H&M bag || Silver skull ring || Muchomas blue ring || Greisy sandals.

8.13.2013

Insta_photodiary #1


Un breve diario fotografico con alcune delle immagine che preferisco tra quelle postate su instagram nei giorni passati. 





5.28.2013

Il Salone Internazionale del Libro 2013 - Dove osano le idee


Il Salone Internazionale del Libro è una delle più importanti manifestazioni italiane nel campo dell'editoria. Dal 1988 si svolge a Torino una volta all’anno. Inizialmente aveva luogo alla Torino Esposizioni, ma dal 1992 si è trasferita al Centro congressi “Lingotto Fiere”. Nel 2001 è stata introdotta un’ulteriore novità, ovvero la presenza di un paese ospite. Quest’anno è stata la volta del Cile.
Il titolo della manifestazione 2013 era “Dove osano le idee” e, oltre agli espositori delle varie case editrici di libri e fumetti, erano presenti anche stand tematici e regionali, spazi radio-televisivi o postazioni adibite a laboratori creativi (spesso per bambini). Di grande spessore e rilevanza le numerose conferenze a cui si poteva assistere nell’arco della giornata.

Giulia, la mia straordinaria compagna di viaggio.

11.02.2012

La Fiera dei Morti 2012


La “Fiera dei Morti” di Perugia è una manifestazione popolare nata in epoca medioevale e di cui si conservano testimonianze scritte fin dal 1260, quando ancora il suo nome era “Fiera di Ognissanti”. Solo a partire dal Seicento venne chiamata “dei defunti” e, nell’Ottocento, acquisì la denominazione attuale.
Inizialmente prevedeva giochi di antica tradizione come la caccia al toro, la corsa del’anello, attività circensi, la corsa del palio o la quintana. Ma col passare del tempo la natura ludica andò quasi completamente esaurendosi (tanto che oggi se ne conserva traccia solo nei “Baracconi”, ovvero nel luna park che si installa quasi contemporaneamente alla Fiera e nell’area adiacente), lasciando spazio ad una vena più prettamente commerciale. Man mano che il successo dell’evento aumentava e la domanda commerciale cresceva, l’offerta pensò bene di orientare la scelta dei prodotti verso quelli tipici regionali (non solo umbri, ma anche di zone limitrofe come la Toscana e le Marche), rari e di provenienza non solo locale (tanto che quest’anno sono ben sei le città gemelle: Aix en Provence, Bratislava, Potsdam, Grand Rapids, Seattle e Tubingen).
Ancora oggi la “Fiera dei Morti” attrae buona parte della popolazione umbra (è difficile che un perugino non faccia almeno un salto veloce alla Fiera e non acquisti qualcosa) perché è vista e tenuta in grande considerazione come tradizione di famiglia; inoltre ha sviluppato una notevole rilevanza turistica, entrando a pieno di diritto nel calendario delle grandi manifestazioni della città.
Come è chiaro da questa breve premessa, la “Fiera dei Morti”  è anche per me una tradizione immancabile e proprio stamattina ho deciso di passarci un paio di ore (piccolo consiglio: se volete andarci, che NON vi venga in mente di farlo dalle 11 in poi! Trovare un parcheggio a quell’ora è un’impresa talmente impossibile che neanche Tom Cruise potrebbe farcela. Per di più, non riuscireste nemmeno a camminare tra le varie file e traverse, ma verreste lentamente trascinati da una fiumana di persone).
Rispetto a quella dell’anno scorso (eh, lo ammetto… alla Fiera del 2011 avevo comprato qualcosa giusto per tradizione, appunto) ho trovato proposte molto più interessanti, colorate e accattivanti, perciò fermarsi ai vari banchi era un piacere (per non parlare, poi, di quelli che vendevano profumatissimi prodotti alimentari, tipici e non). Per certi aspetti, la Fiera di quest’anno mi ha ricordato la vivacità dei mercati di fiori austriaci, le vie invernali delle città italiane pervase dal profumo di caldarroste, le atmosfere della periferia ungherese, i profumi di lavanda e mughetto tipici delle case delle nonne, i colori di paesaggi fantastici e onirici un po’ alla Willy Wonka e la Fabbrica di cioccolato, gli ambienti di montagna resi accoglienti dal calore del legno lavorato a mano e molto altro. Insomma, una bella esperienza da vivere con le persone care e che consiglio vivamente a chiunque non ci sia mai stato.
E, per darvi un assaggio di ciò che potreste trovare, ecco alcuni scatti colorati e senza pretesi fatti stamattina.


6.13.2012

Francesco in levitazione: tra Sciamanesimo e Cristianesimo

Una veduta della Scarzuola. Foto di Virna Gambini

Appena sotto Montegiove (Montegabbione, TR, in Umbria), seguendo l’indicazione di un cartello stradale non troppo in vista, si lascia la strada statale per proseguire su uno stretto sterrato, lungo il quale si incontrano gli esempi più tipici (ma pur sempre dotati di una bellezza mai banale) del paesaggio italiano: cipressi svettanti e alberi le cui chiome si intrecciano a creare una fresca e piacevole arcata verde, muri di cinta abbandonati e ormai diroccati, piccoli infossamenti del terreno ai lati della strada dovuti all’azione degli agenti atmosferici e leggeri vortici di quella polvere bianca immancabile nelle vie di campagna.
Durante il viaggio si intravede in lontananza la Scarzuola, una screziatura rossastra tra le diverse tonalità di verde. Ma la visione dura solo un brevissimo istante, poiché essa subito viene riassorbita dalle custodi arboree che la schermano.
Al culmine di una breve salita leggermente più ripida dei tratti precedenti, un ampio prato, lasciato crescere selvaggiamente ma addolcito da un tappeto di tenere margherite, si apre poi alla vista, segnalando il raggiungimento della destinazione.
L’antico convento è nascosto da un’austera parete muraria,  ma appena si valica la soglia della grande porta lignea, si avverte immediatamente una forte aura mistica (forse perché il primo elemento a fare la sua trionfale comparsa è proprio la chiesa) e la naturale consapevolezza di far parte di un paesaggio totalmente differente da quelli fino ad ora incontrati.

L'entrata della Scarzuola. Foto di Virna Gambini

All’interno della chiesa, si snodano quattro cappelle affrescate (dedicate a San Francesco Stimmatizzato, a San Carlo Borromeo, all’Immacolata e a San Pasquale Baylon) da cui si accede all’antico Oratorio del Nostro Serafico Padre. Infine vi si trova la Cappella dell’Altar Maggiore, in cui è contenuto uno splendido Coro cinquecentesco, dietro il quale è stato rinvenuto uno dei più antichi affreschi su San Francesco in estasi, datato attorno alla metà del XIII sec.
Superati gli edifici principali e quelli minori del convento, i giardini segreti, i sentieri ombrosi e le volte di rampicanti, si apre inaspettato uno spettacolo inedito e mozzafiato: edifici di epoche diverse fusi insieme in un’eleganza atemporale, disegni dorati e scintillanti, un verde diffuso e un grande occhio scrutatore che compongono una città magica.
La città ideale di Tomaso Buzzi, la Scarzuola: troppo piccola per essere reale, troppo grande per essere una riproduzione in miniatura. Ma di lei parlerò solo prossimamente. Chi ci interessa è ora San Francesco d'Assisi.


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