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1.05.2015

Fashion Dolls


It's been a while since this editorial was first published on Vogue Paris and, according to the blogsphere rules, I'm totally late in publishing it. By the wat, I think these photos are great and they are totally going to be part of future Fashion history books, so I'm sharing them with my readers,
Giampaolo Sgura photographed Magdalena Frackkkowiak and Elisabet Erm in the manner of fake Barbies, clearly taking inspiration from the controversial Moschino SS15 runway show. And, as I said, I think this is brilliant! I can only say "bravo" to the whole creative team who made this happen. But there is actually one thing I'd like to point out as a Barbie-lover and former collector: I rember how amazing Barbie's tiny packages looked like and the joy I felt while opening them, but I also remember my disappointement when I realized that inside those lovely pink boxes there were just few accessories: a tiny hairbrush and a pair of shoes for my doll, a bracelet or an hairclip for me. These human-size packages instead are completely fulled with bags, jewels, sunglasses, pets and props. So now my question is what should a girl choose between having more Barbie accessories when she was a kid, or owning the human-size designer contents from one of these Vogue boxes?

10.24.2013

Il Pizzo Cotto Fall 2013 New Collection


Barocco e gotico, oro e nero si fondono nella nuova collezione di orecchini in "pizzo cotto" realizzata da Serena (leggete QUI per saperne di più su di lei e sul suo straordinario lavoro di artigianato). Ecco perché stavolta la presentazione dei suoi ultimi, meravigliosi modelli (che potete vedere su questo blog in anteprima assoluta) passa attraverso collage opulenti, teatrali e dal sapore vittoriano, a tratti persino macabri, in perfetto tema Halloweenesco.

Le foto utilizzate provengono per la maggior parte da servizi fotografici di Tim Walker o da storici editoriali pubblicati sui Vogue di tutto il mondo.

Per vedere altre fantastiche creazioni di Serena, per scoprire le novità de "Il Pizzo Cotto" o per acquistare gioielli e altri accessori creati da lei, ricordatevi di seguirla su Facebook (QUI) o di iscrivervi al suo gruppo (QUI).



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8.18.2013

Punk Queen on Vogue Paris


Punk, grunge, tartan and check prints, capes, ladylike suits, leather jackets, denim, (faux) furs, over-decorated boots and high heels. Black, grey, red, gold, yellow, white, hot pink.

In the August issue of Vogue Paris, model Anja Rubik poses in front of Inez and Vinoodh's lenses. Her layered outfits, styled by Emmanuelle Alt, show part of the Fall 2013-2014 trends and trending colours. The idea behind this editorial is not entirely original, 'cause the male/female opposition in only one look or the half and half dresses are not unheard-of for the Fashion industry.

[For instance, you can check many of the Jean Paul Gaultier looks through the decades, such as here and here, MMM for H&M dress, here, Margiela archive, here, or Anthony Vaccarello, here]

But, still, there's a thing that's completely new, the will to channel together two British style icons: the Queen of England and the Punk movement. In my very own opinion, I believe that sometimes Anja Rubik just overdoes her poses and faces being repetitive, but she's actually a very good model and probably this time she was forced to strike such similar poses by the different heights of her shoes. BTW I'm in love with this editorial, especially with the first picture, the fourth one, in which she's wearing the hot pink Lanvin dress, and the sixth one, where she's donning the grey Céline cape. Which one is your favourite?

5.28.2013

Il Salone Internazionale del Libro 2013 - Dove osano le idee


Il Salone Internazionale del Libro è una delle più importanti manifestazioni italiane nel campo dell'editoria. Dal 1988 si svolge a Torino una volta all’anno. Inizialmente aveva luogo alla Torino Esposizioni, ma dal 1992 si è trasferita al Centro congressi “Lingotto Fiere”. Nel 2001 è stata introdotta un’ulteriore novità, ovvero la presenza di un paese ospite. Quest’anno è stata la volta del Cile.
Il titolo della manifestazione 2013 era “Dove osano le idee e, oltre agli espositori delle varie case editrici di libri e fumetti, erano presenti anche stand tematici e regionali, spazi radio-televisivi o postazioni adibite a laboratori creativi (spesso per bambini). Di grande spessore e rilevanza le numerose conferenze a cui si poteva assistere nell’arco della giornata.

Giulia, la mia straordinaria compagna di viaggio.

3.07.2013

I mille volti di Natalia Vodianova (by Steven Meisel)

Natalia Vodianova interpreta Dovima sulle pagine di Vogue US (May 2009).

Natalia Vodianova, classe ‘82, è una delle modelle più richieste e pagate degli ultimi 15 anni, forse addirittura la migliore, musa e testimonial di molti dei più celebri designer al mondo – tra cui Valentino Garavani, Stella McCartney, Marc Jacobs, Frida Giannini e Francisco Costa. Il suo viso ha lineamenti decisi e dolci al tempo stesso, inconfondibili ma versatili e camaleontici – come dimostrano perfettamente queste foto, scattate dal genio dell’obiettivo Steven Meisel.
Su sfondi quasi del tutto neutri si stagliano la capacità di interpretare e reinterpretare di Natalia, il suo talento nell’assumere pose canoniche e quello di inventarne di nuove, ancora più dinamiche e artistiche delle precedenti, la giocosità e la freddezza di un volto che potrebbe regalarle qualunque identità lei voglia, la sua bellezza innegabile, discreta ed elegante.
Gli abiti dal sapore vintage eppure assolutamente attuali, i vari make-up più o meno marcati, le acconciature che sembrano quasi causali e l’atteggiamento sempre diverso per ciascuna foto racchiudono, invece, una profonda conoscenza delle figure che hanno contribuito a scrivere la storia della Moda e del Costume guardando negli “occhi” la fotocamera, stimolando la creatività di designer talentuosi e fotografi all’avanguardia tra gli anni ’50 e i ’70.


Natalia Vodianova nei panni di Jean Patchett.
Natalia Vodianova nel ruolo di Jean Shrimpton.
Natalia Vodianova posa come Lauren Hutton.
Marisa Berenson.
Suzy Parker.
Twiggy Lawson.
Penelope Tree.
Un'interpretazione magistrale di Veruschka.


Un tributo sentito, appassionato e doveroso alle donne che hanno regalato alcuni degli scatti più memorabili nella storia della fotografia.

DOVIMA THE GREAT
Foto di Richard Avedon, 1955.

Dorothy Virginia Margaret Juba (New York, 11 Dicembre 1927 – Falls Church, 3 Maggio 1990), in seguito diventata famosa con lo pseudonimo di Dovima , è stata una modella statunitense. Ebbe modo di lavorare con i più celebri fotografi della sua epoca (Richard Rutledge, Irving Penn, Henry Clarke e molti altri) dopo essere stata notata da un editore di Vogue. Successivamente, le fotografie che Richard Avedon le scattò in abito da sera davanti ad alcuni elefanti al Cirque d’Hiver di Parigi fecero il giro del mondo, consacrandola ad un enorme successo. Precorse i tempi e venne considerata non solo la modella più pagata dell’epoca, ma anche la prima “supermodella”. Morì per un epatocarcinoma il 3 maggio 1990. Dopo la sua morte, Richard Avedon disse: “She was the last of the great elegant, aristicratic beauties. The most remarkable and unconventional beauty of her time”.

JEAN PATCHETT
Foto di Erwin Blumenfeld, 1950.

Jean Patchett (Preston, 16 Febbraio 1926 – La Quinta, 22 Gennaio 2002) fu una nota modella americana che, negli anni ’50, apparve sulle copertine di oltre 40 riviste. Le immagini che la resero una vera e propria dea della fotografia furono scattate da Irving Penn e da Erwin Blumenfeld. Quest’ultimo immortalò solo alcuni dettagli del suo viso (l’occhio sinistro, esaltato da una sottile linea di matita nera, le labbra, perfettamente tinte di un rosso corposo, e il neo). La sua carriera si concluse nel 1963.


Jean Patchett (a sinistra) e Dovima (a destra), 1953.

JEAN SHRIMPTON
Foto di David Bailey, 1961.

Jean Rosemary Shrimpton (nata il 7 Novembre 1942) è una modella e attrice inglese. Iniziò la sua carriera a 17 anni, conquistandosi da subito importanti copertine come quelle di Vogue, Harper’s Bazaar e Vanity Fair. Fin da subito venne identificata come modello degli anni ’60 (“the Face of the Sixties”), divenne estremamente popolare, tanto da essere considerata una delle prima supermodelle di quegli anni (“the It Girl”) e contribuì a diffondere la rivoluzione rappresentata dalla minigonna (1965), causando non poco scalpore al Victoria Derby di Melbourne. Grande importanza per la sua carriera la ebbe David Bailey, che per lei non fu soltanto fotografo, ma anche scopritore e amante. La Shrimpton sposò poi nel 1979 il fotografo Michael Cox, dal quale ebbe un figlio.


LAUREN HUTTON
Foto di Richard Avedon.

Lauren Hutton è nata il 17 Novembre 1943. Nel 1960 – quando il suo cognome era ancora Hall – Lauren si trasferì a New York, dove lavorò per il Playboy Club. Successivamente frequentò la Tulane University di New Orleans, laureandosi nel 1964. Quando poi tornò a New York cambiò il suo cognome in Hutton (riprendendo quello del primo marito della madre), divenne una fashion model e ragazza copertina per molte delle più importanti riviste del settore. Nel corso della sua carriera di modella, le fu chiesto di correggere il piccolo difetto del suo sorriso (ovvero un leggero diastema tra gli incisivi) ma Lauren Hutton, convinta che quel dettaglio le desse carattere e unicità, decise di non farlo. La Hutton fu considerata “the fresh American face of fashion” e la sua carriera di modella continuò anche oltre i 40 anni d’età, affiancandosi a quella di attrice (al suo attivo, Lauren ha infatti una vasta filmografia).

MARISA BERENSON
Foto di Bern Stern, 60s.

Marisa Berenson è nata il 15 Febbraio 1947 a New York City. Suo padre era il diplomatico americano  Robert Valvrojenski (poi Berenson), ebreo lituano d’origine, mentre la madre era la contessa Maria Luisa Yvonne Radha de Wendt de Kerlor, meglio conosciuta come Gogo Schiaparelli (figlia della celebre stilista italiana Elsa Schiaparelli). Marisa è anche la pronipote di Giovanni Schiaparelli, un astronomo italiano convinto di aver scoperto i cosiddetti “canali di Marte”. Per quanto riguarda la sua carriera di modella, iniziata nei primi anni ’60, la stessa Marisa ha dichiarato al New York Times: “I once was one of the highest paid models in the world”. Apparve spesso sulle copertine di Vogue e Time, venne soprannominata “the Queen of the Scene” per le sue frequenti partecipazioni ai party e “the girl of the Seventies” da Yves Saint Laurent. Prese parte inoltre al cast di diversi film, tra cui Morte a Venezia di Luchino Visconti e Cabaret di Bob Fosse e con Liza Minnelli.

PENELOPE TREE
Foto di David Bailey, 60s.

Nata il 2 Dicembre 1949, Penelope Tree è stata una celebre modella inglese durante il periodo della Swinging London. La famiglia si oppose alla sua carriera di modella, tanto da minacciare di denuncia Diane Arbus, che per prima fotografò Penelope quando quest’ultima aveva appena 13 anni.
Quando però Penelope Tree partecipò nel 1966 al Black and White Ball di Truman Capote, venne lanciata come icona pop grazie all’abito che indossava: un modello a tunica con scollo a “V” e profondi spacchi che arrivavano fin sotto il seno. Quelli di Cecil Beaton e Richard Avedon sono solo alcuni dei grandi fotografi che desiderarono lavorare con la Tree, facendo di lei una supermodella. David Bailey la descrisse poi come una versione egiziana del Grillo Parlante. Fu spesso associata ai Beatles e quando fu chiesto a John Lennon di indicare tre parole che la rappresentassero, lui rispose: “Hot, hot, hot, smart, smart, smart!”.
La sua carriera purtroppo ebbe termine nei primi anni '70 a causa delle cicatrici che l'acne le lasciò in viso e dell'arresto per possesso di cocaina del 1972.

SUZY PARKER
Foto di Georges Dambier, 1953.

Suzy Parker (28 Ottobre 1932 – 3 Maggio 2003) fu una modella e attrice americana attiva dal 1947 fino agli anni ’60. Il suo vero nome era Cecilia Ann Renee Parker ma al padre, George, non piaceva, perciò decise di cambiarlo in Susie, fino a che un fotografo di Vogue Paris non lo modificò definitivamente in Suzy. La sua carriera di modella – iniziata a 15 anni, quando una sua foto apparve sulla prestigiosa rivista Life – raggiunse l’apice intorno agli anni ’50, fu la prima a guadagnare 100.000 dollari all’anno, l’unica a cui i Beatles dedicarono il titolo di una canzone (benché una canzone unreleased), campeggiò sulle copertine di oltre 70 importanti riveste mondiali e divenne il volto più rappresentativo del brand di Coco Chanel. Grazie alla sorella Dorian Leigh, la Parker ebbe modo di conoscere e stringere amicizia con alcuni dei più celebri fotografi dell’epoca, tra cui Irving Penn, Horst P. Horst, John Rawlings e un giovane Richard Avedon, del quale divenne anche musa. Non a caso, all’età di 61 anni, Suzy dichiarò: The only joy I ever got out of modeling was working with Dick Avedon”.


TWIGGY
Foto di Bert Stern, 1967.

Lesley Hornby (19 Settembre 1949) è stata una modella, attrice e cantante inglese, figura di spicco nella Swinging London insieme a Penelope Tree e Veruschka. Cambiò il suo cognome in Lawson, ma non fu questo il nome con cui raggiunse il successo. Il soprannome “Twiggy” le fu suggerito dalla sua costituzione estremamente minuta e dal nomisnolo che aveva durante l’infanzia (“Twigs”). La sua corporatura, unita a un’altezza di soli 167cm, al taglio di capelli corto e sbarazzino, ai grandi occhi con lunghe ciglia finte (lei stessa ha detto: “Back then I was layering three pairs of false eyelashes over my own and would paint extra 'twigs' on my skin underneath”) e al suo look androgino, andò a ridefinire completamente il concetto di modella. Twiggy si ispirò a Jean Shrimpton, della quale fu considerata anche erede. Nel corso della sua carriera, Lesley Hornby fu nominata “the Face of 1966”, lanciò una sua linea di abbigliamento, ottenne le copertine di molte delle più importanti riviste del settore (tra cui Vogue e The Tatler), lavorò con celebri fotografi, divenne personaggio e vero e proprio fenomeno mediatico. Dopo la fine della sua carriera da modella, Twiggy ha avuto modo di lavorare anche come attrice, sia su un palco che sul grande schermo. Inoltre, dal 2005 al 2007, ha ricoperto il ruolo di giudice nel famoso reality America’s Next Top Model, condotto da Tyra Banks.


VERUSCHKA
Foto di Richard Avedon, 1967.

Veruschka von Lehndorff, all’anagrafe Vera Gottliebe Anna Gräfin von Lehndorff-Steinort, è nata il 14 Marzo 1939 nell’attuale Kaliningrad (Russia) ed è stata una popolare modella, attrice, cantante e artista durante gli anni ’60. Quando aveva solo 5 anni, suo padre venne incarcerato e giustiziato per aver preso parte ad un complotto contro Hitler. Alla fine della guerra, la sua famiglia si ritrovò senza casa e Vera fu costretta a frequentare 13 scuole diverse. All’età di 20 anni fu scoperta dal fotografo Ugo Mulas e iniziò la carriera di modella. Si trasferì a Parigi e New York per lavoro, ma non ottenne il successo sperato e si ritrasferì a Monaco. Partecipò al film Blow-Up di Michelangelo Antonioni, lavorò con Salvador Dalì e con il fotografo Peter Beard, che la portò in Kenya. Nel suo momento di massima popolarità riuscì a guadagnare anche dieci mila dollari al giorno, ma la sua carriera ebbe termine nel 1975 a seguito di una divergenza di opinioni tra lei e Grace Mirabella, editor-in-chief di Vogue. Veruschka ha dichiarato a riguardo: “She wanted me to be bourgeois, and I didn't want to be that. I didn't model for a long time after that”.


1.09.2013

Art through Fashion: Queen of Renaissance (January 2007)


Il Rinascimento, un movimento culturale che si diffonde in Italia (e successivamente anche in Francia) a partire dal Quattrocento e che giunge fino al XVII sec., è strettamente legato allo stabilizzarsi delle grandi monarchie europee, ai trasferimenti e alle vicissitudini interne del papato, al traumatico crollo dell’Impero Romano d’Oriente, alla nascita delle Signorie italiane e alla lotta che le contrappose fino ad estinguere le più deboli, alla forte tendenza al mecenatismo e all’assetto socio-economico raggiunto dalla penisola italiana negli anni immediatamente precedenti.

Giorgio Vasari è tra i primi a parlare di “Rinascita”, ma il nome di “Rinascimento” si afferma definitivamente solo nel 1860, in Francia, per mano dello storico Jules Michelet.
Benché per anni i due termini, Umanesimo e Rinascimento, siano stati considerati sinonimi, nella seconda metà dell’Ottocento la critica, capeggiata da Burckhardt, ha ritenuto necessario distinguere tra i due periodi: il primo è stato inteso come momento filologico e letterario incentrato sugli studi delle humanae litterae, mentre il secondo come maggiormente filosofico e scientifico, basato quindi su una più vasta consapevolezza intellettuale e su un nuovo modo di considerare l’uomo, la natura e Dio.
Nel Novecento, invece, Burdach ha riavvicinato i due termini, considerando l’Umanesimo quale la prima parte di un fenomeno più vasto, appunto il Rinascimento.

La Primavera - Sandro Botticelli
1478 circa. Firenze, Uffizi.

Venere e le tre Grazie offrono doni ad una giovane (dettaglio) - Sandro Botticelli
Ciclo di Villa Lemmi, 1486 circa. Affresco trasferito su tela e conservato al Louvre.

In questa fase i luoghi della conoscenza si laicizzano (si intensificano i momenti culturali all’interno delle corti e nascono le prime Accademie) dando vita alle nuove figure del “mecenate” e del “collezionista”, il volgare viene respinto con decisione a favore di un recupero dei modelli classici – più eleganti ma non necessariamente elitari (il latino era infatti l’idioma che permetteva la diffusione delle idee a livello nazionale e internazionale) –  e si sviluppano nuove discipline umanistiche quali la Filologia. Si impone inoltre un antropocentrismo assoluto, nel quale si fa strada il concetto dell’homo faber ipsius fortunae e in cui l’autonomia della ragione si afferma in modo imprescindibile.
Gli eventi storici poco sopra accennati, portano l’Italia a non avere uno, ma numerosi centri di cultura e di propagazione delle conquiste rinascimentali. Centri che spingono i più grandi artisti dell’epoca non solo a misurarsi con se stessi e i grandi modelli dell’Antichità, ma anche a cercare di raggiungere questi ultimi nella grandezza e, se possibile, a superarli. È dunque un periodo d’oro per le arti figurative, che possono annoverare tra le loro fila geni del calibro di Leon Battista Alberti, Brunelleschi, Donatello, Masaccio, i Della Robbia, Paolo Uccello, Piero della Francesca, il Verrocchio, Botticelli, Mantegna, Bellini, il Perugino, Leonardo da Vinci, Bramante, Raffaello, Michelangelo e molti altri.

Dama con l'ermellino - Leonardo da Vinci
Olio su tavola. 1488-1490. Esposto al Castello del Wawel di Cracovia.

Per essere definito un ottimo artista non è più sufficiente la padronanza della propria arte e la conoscenza più o meno profonda di alcune discipline – come ad esempio il disegno, la misura, ecc. – ma occorreva addirittura esserne maestri. Per di più in una fase storica in cui l’artista sta perdendo la patina del mero “artigiano” (confinato alle arti meccaniche) per acquisire la corona di intellettuale, la quale gli permette di annoverare anche la scultura, la pittura e l’architettura tra le più nobili arti liberali.
Proprio a difesa della superiorità della pittura rispetto alla poesia, Leonardo scrive:
“E potrà dire uno poeta: io farò una finzione che significa cosa grande; questo medesimo farà il pittore, come fece Apelle la calunnia […]. Se la poesia s’astende in filosofia morale, è questa in filosofia naturale ; se quella descrive l’operazione della mente, questa considera quella che la mente opera ne’ movimenti; se quella spaventa i popoli colle infernali finzioni, questa colle medesime cose in atto fa il simile […] non s’è egli viste pitture avere tanta conformità colla cosa viva, ch’elli ha ingannato omini e animali?”
Se il Quattrocento vede il ritorno all’Antico, il recupero degli ideali e della cultura classica, il Cinquecento assiste invece all’(auto)proclamazione di Roma a direttrice del buon gusto, sia per le numerose collezioni presenti nei suoi palazzi, sia per gli studi antiquari, le lettere e le innovazioni in campo artistico.

L'Annunziata - Antonello da Messina
Olio su tavola. 1475. Galleria Regionale della Sicilia, Palermo.

Ritratto di uomo (forse autoritratto) - Antonello da Messina
Olio su tavola. 1473. National Gallery.

Molte delle atmosfere, delle angolazioni, dei volti e degli sguardi tipici dei ritratti rinascimentali si ritrovano proprio qui, in questi meravigliosi scatti di Pierluigi Maco per Vogue China del Gennaio 2007. La protagonista è la poliedrica Vlada Roslyakova, una delle mie modelle preferite.
I suoi capelli ondulati e fulvi richiamano la leggiadria e la fresca bellezza delle Grazie nella Primavera di Botticelli, mentre gli abiti evocano gli stessi delicati dettagli che Leonardo da Vinci soleva inserire nelle raffigurazioni di figure femminili, come la celebre Dama con l’ermellino. I primi piani, infine, rimandano ai ritratti densi di chiaroscuro di Antonello da Messina e alla delicata tecnica delle velature tipica degli artisti fiamminghi.


Un editoriale memorabile.
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