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3.28.2013

Memorie di un pomeriggio di pessimo shopping


Come ci hanno sempre ripetuto fin da bambini, in ogni leggenda c’è un fondo di verità.
Eppure, a volte, quando cerco di comprendere se questo fondo si trova anche nel mito della “commessa perfetta”, mi rendo conto del perché molti ritengano improbabile (se non proprio impossibile) l’esistenza di questa creatura. Quasi che sarebbe più facile incontrare il Mostro di Loch Ness (anzi, Nessie per gli amici) lungo il Corso della città e proporgli di prendere un caffè insieme.
Nel corso della mia carriera di shopaholic ne ho incontrate tante di commesse: da quella più svampita a quella convinta di essere l’unica a possedere il faro della conoscenza della Moda, da quella timidissima che non ti si avvicina per paura di far figuracce a quella fin troppo sfacciata che ti insegue per tutto il negozio illustrandoti le meraviglie dei capi che ti vuole rifilare ehm… che sta vendendo.
Ma il tipo di commessa di cui ho più il terrore è questo:


Questo tipo di predatore vive e si sposta in gruppo, all’interno del quale si può sempre individuare la commessa dominante. Tuttavia, il gruppo difficilmente attacca clienti nel pieno delle forze, preferisce invece attendere prede stremate da lunghe giornate o impegni lavorativi, sull’orlo di una crisi di nervi o a un passo dalla catatonia. Una volta individuato il bersaglio perfetto, le commesse lo accerchiano e si spartiscono equamente i compiti: alcune cercano di sfiancare definitivamente la vittima con commenti legati al tipo di look che sfoggia o a quello che vorrebbe trovare lì da loro, altre cercano di confonderla con richieste fin troppo specifiche e altre ancora vanno a preparare coltello e forchetta – ovvero abiti che devono pur vendere a qualcuno ma che non hanno nulla a che vedere con le suddette richieste della cliente. Se la preda individuata delle commesse mostra segni d’indecisione, queste ultime ci si scagliano in picchiata, pronte a scarnificare la carcassa della volontà indipendente della cliente, alla quale non resta altro da fare che soccombere riprovando abiti che non la convincono e perfino acquistandone uno o più.

Ebbene, a me è da poco capitato un incontro ravvicinato proprio con queste creature in un negozio della mia zona. Ma andiamo con ordine.

11.16.2012

MAISON MARTIN MARGIELA AT H&M: Il lancio della collezione e le prime impressioni a caldo


Alla fine mi sono decisa a farlo.

La foto (pessima e di pessima qualità) scattata col cellulare appena dopo essere uscita dall'H&M e pubblicata in tempo reale sulla mia pagina facebook.

So che la mia opinione su come l’evento venga organizzato e gestito, sulla gente che vi prenda parte ogni volta, sul fatto del “rodeo” umano e via dicendo non è mai stata positiva.
Ma per Maison Martin Margiela si poteva anche fare un piccolo strappo alla regola.

A dire il vero volevo farlo piuttosto grande, questo strappo: partire prestissimo col treno e mettermi in fila prima che il negozio di Firenze aprisse così da riuscire a prendere il fantomatico braccialetto che permette di accedere per primi a tutta la collezione e farne razzia (l’unica razzia che mi interessasse fare, comunque, era quella del completo nero con giacca avvitata e pantalone a portafoglio con gamba larga). Ma il treno ha fatto ritardo: niente coda, e quindi niente braccialetto.
Non avendo mai partecipato ad eventi del genere, quando sono arrivata davanti al negozio e non ho trovato la ressa per entrare, mi sono stupita: che Firenze schifi MMM? Poco mi importava: volevo il completo! Sono entrata di corsa (ignorando completamente sia la piccola asiatica col grembiule bianco, sia il buttafuori che le stava vicino) e mi sono fiondata al piano di sotto.
Ho riconosciuto la foto del completo da chilometri di distanza.





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